Bruno Maag e i font di Google

ubuntu-font-museumBruno Maag, dirigente della Dalton Maag e creatore della famiglia di font Ubuntu, è stato intervistato da Bitstream per la sua newsletter Creative Characters. Nel numero dello scorso settembre chiarisce la sua posizione in merito al programma di Google nella creazione del suo noto repository di font.

Google with its free fonts, or libre fonts as they like to call them, is a particular bugbear of mine. Now, if someone wants to make their fonts available for free that is up to them; I have no problems with that. However, it is very different if a giant corporate entity which has a market valuation of a gazillion dollars is asking young and budding designers to submit their fonts for a measly few thousand dollars under the condition of an open source licence. I call this exploitation as well as a complete disregard for design. The result, unfortunately, is that in many cases the fonts are of not very good quality since they have been designed by inexperienced designers.

The contributors’ argument is that it’s a way to have their work publicised and get some money for it. But I’m convinced it would be far more beneficial for everyone if Google invested the money in scholarships for designers so they can do an internship somewhere, or study type design, and in return get the fonts to be added to their website. And spending so little money in type is an insult considering that it provides a great value to Google’s web services.

We designed the Ubuntu font family, and it is available for everyone to use under an open source licence. But we got paid a fair fee to create the fonts, a fee that acknowledges the skill that goes into creating quality fonts, both design-wise and technically. Google should take a leaf from that.

Bruno Maag, Bruno Maag of Dalton Maag, “Creative Characters. The faces behind the fonts”, n. 62, settembre 2012.

Traduzione italiana, a cura dell’autore del post:

Google con i suoi caratteri liberi, o “libre fonts” come a loro piace chiamarli, è un qualcosa che mi fa particolarmente paura. Vedi, se qualcuno vuole rendere disponibili gratuitamente i suoi caratteri è un affar suo e non ho nulla in contrario. Invece è una cosa molto diversa se una grande realtà aziendale, che ha un valore di mercato immenso, chiede a disegnatori giovani e senza esperienza di inviarle i loro caratteri per poche miserabili migliaia di dollari sotto la condizione di una licenza open source. Per me questo è sfruttamento e anche disprezzo della creatività. Purtroppo il risultato è che in molti casi i caratteri non sono di ottima qualità, visto che sono stati creati da artisti senza esperienza. Il ragionamento di colui che contribuisce è che questo è un modo per far conoscere il proprio lavoro e riceverne un qualche beneficio economico. Ma sono del parere che sarebbe stato molto più proficuo per chiunque se Google avesse investito questi soldi in borse di studio per creativi in modo da far frequentare loro uno stage da qualche parte, oppure per fargli studiare come si progettano i caratteri e, in cambio, poterli aggiungere nel loro sito. Investire così poco nei caratteri è un’offesa, considerato che tutto ciò dà un grosso valore aggiunto ai servizi web di Google. Abbiamo disegnato la famiglia dei caratteri Ubuntu ed è disponibile per tutti sotto una licenza aperta. Ma abbiamo ricevuto un adeguato compenso per crearla, un compenso che riconosce la competenza necessaria per la creazione di caratteri di qualità, sia dal punto di vista creativo che tecnico. Google dovrebbe prendere esempio da ciò.

Autore: Aldo Latino

Aldo Latino usa con entusiasmo Linux nella distribuzione Ubuntu, è un appassionato di WordPress e si diletta a fare il blogger. Ha anche una lista dei desideri. Per altre informazioni visita la sua .

6 pensieri riguardo “Bruno Maag e i font di Google”

  1. Condivisibile ma anche no….
    Vero che certi font presenti sulla piattaforma di Google sono davvero robe improvvisate ma non é il “quanto costano” che determina la qualità.

    Cmq il suo lavoro sui font Ubuntu resta SPETTACOLARE!

    1. Sì esatto: il punto centrale del parere di Bruno è infatti la formazione dei designer. Google, secondo lui, avrebbe fatto meglio a finanziare corsi di formazione e stage per questi creativi anziché pagarli per mettere online i font. Di certo la qualità sarebbe stata diversa.

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