Apple & GUI

Jony Ive non è stato certo il primo a notare che il design di iOS è fermo da anni e che non è più adatto ai dispositivi su cui è installato. Molti altri esperti di grafica hanno criticato apertamente Forstall per la sua scelta di mantenere un approccio classico in cui icone ed elementi grafici richiamano le cose reali, al di qua dello schermo (lo “skeumorfismo”). Questo sistema fu adottato nei primi anni delle interfacce grafiche e aveva un senso, perché permetteva a chi usava i computer di capire a che cosa servissero i programmi facendo riferimento alla propria esperienza con le cose del mondo reale. È opinione di molti designer che ora si debba andare oltre, anche perché molte delle soluzioni grafiche oggi usate fanno riferimento a oggetti che non usiamo più nella vita di tutti i giorni, come appunto le agendine, i calendari di carta e via discorrendo.

L’idea è che gli utenti si siano abituati e che quelli più giovani non abbiano nemmeno bisogno di riferimenti alle cose reali, visto che sono nati già in un periodo in cui esistevano le interfacce grafiche. Microsoft con Windows 8 ha seguito questa strada, creando un sistema operativo completamente rivisto dal punto di vista della grafica. Certo, le icone con simboli particolari come una busta per il programma delle email restano, ma sono estremamente essenziali e non rimandano più esplicitamente alla realtà fisica delle cose.

Emanuele Menietti, Come sta cambiando Apple, “Il Post”, 31 ottobre 2012.

Bruno Maag e i font di Google

ubuntu-font-museumBruno Maag, dirigente della Dalton Maag e creatore della famiglia di font Ubuntu, è stato intervistato da Bitstream per la sua newsletter Creative Characters. Nel numero dello scorso settembre chiarisce la sua posizione in merito al programma di Google nella creazione del suo noto repository di font.

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Fedora

Il titolo di questo post, “Fedora”, voleva essere un po’ più forte, ma forse non è il caso di stendere classifiche, anche perché non ne ho da stilare. Fatto sta che con Fedora questo notebook dell’era paleozoica (ha meno di 4 anni, ma per il duro mercato informatico è già molto vecchio) vola. GNOME 3 e Unity su Ubuntu sono un macigno (provato fino all’altro ieri) che questo PC si rifiuta di usare: te lo fa capire quando sposti una finestra in giro per lo schermo o se apri un menu a tendina. Banali operazioni su altri sistemi operativi, che qui diventano un dramma.

Da un anno, invece, uso KDE su Fedora e la ventola gira solo quando strettamente necessario (leggasi raramente, anche con Akonadi e altre amenità simili attive). Da alcuni giorni, poi, sto provando GNOME 3 e anche questo DE fa la sua bella figura in quanto a velocità di esecuzione e temperatura dello chassis.

E non è più un dramma aprire un banale menu a tendina. Semmai il dramma pare essere se restare in KDE o tornare a GNOME.

Paperless e QRcode

Un interessante approccio alla diminuzione della carta attorno a noi, facendo uso di Evernote e del codice QR:

Using QR codes is a wonderful and inexpensive way to tag real word objects and give them a physical context to your digital data–like the instruction manuals and warranty documents.

J.T. Rubin, Going paperless: digitize instruction manuals and use qr codes to find them in context, 24 aprile 2012.

È anche interessante dare un’occhiata alla sua categoria Going paperless.