Fedora

Il titolo di questo post, “Fedora”, voleva essere un po’ più forte, ma forse non è il caso di stendere classifiche, anche perché non ne ho da stilare. Fatto sta che con Fedora questo notebook dell’era paleozoica (ha meno di 4 anni, ma per il duro mercato informatico è già molto vecchio) vola. GNOME 3 e Unity su Ubuntu sono un macigno (provato fino all’altro ieri) che questo PC si rifiuta di usare: te lo fa capire quando sposti una finestra in giro per lo schermo o se apri un menu a tendina. Banali operazioni su altri sistemi operativi, che qui diventano un dramma.

Da un anno, invece, uso KDE su Fedora e la ventola gira solo quando strettamente necessario (leggasi raramente, anche con Akonadi e altre amenità simili attive). Da alcuni giorni, poi, sto provando GNOME 3 e anche questo DE fa la sua bella figura in quanto a velocità di esecuzione e temperatura dello chassis.

E non è più un dramma aprire un banale menu a tendina. Semmai il dramma pare essere se restare in KDE o tornare a GNOME.

GNOME 3.2, forse ci siamo

Pare che finalmente la strada intrapresa dagli sviluppatori di GNOME stia dando qualche risultato:

Quello che ho potuto notare sin da subito è stato finalmente che Mutter non consuma più la pletora di risorse di un tempo, anzi: è stato nettamente alleggerito per permettere anche ai meno abbienti di non sclerare appresso al banale dragging di una finestra.

Bl@ster, Torno a casa lesso, 17 settembre 2011.

Noi, cecchini di pixel

Sto ancora leggendo la gustosa recensione di Unity preparata da @pollycoke ma mi sono fermato, ridendo, per cinque minuti su questa frase:

Una di queste novità è da me benvenuta con fanfare festanti: il grip per ridimensionare le finestre! Sono letteralmente anni che ci alleniamo a fare i cecchini per riuscire a prendere quel fottuto pixel che permette di dare inizio al ridimensionamento, specie quando si usano temi senza bordi, e finalmente adesso abbiamo una comoda area sufficientemente ampia da essere individuata al primo colpo. Un grande passo per l’umanità. 1

Meritava di essere riproposta!

Attendevo questa recensione perché la mia esperienza con Unity, per come lo vediamo oggi, non è stata purtroppo soddisfacente. Per questo motivo, ma soprattutto perché

prima o poi dovrete comunque abituarvi all’idea che GNOME come lo conoscevate è già morto, e non per mano di Canonical: GNOME 3 con la sua Shell rappresenta infatti una rottura col passato ancora più netta di Unity 2,

ho deciso di dare uno sguardo più approfondito, e serio, a KDE. Ed è stato un bene, anche se qualcosa mi manca. Tempo permettendo, ho intenzione di mettere nero su bianco perché uno che ha usato sempre e solo Gnome trova così comodo lavorare con quest’altro ambiente desktop.

Da Mac a Linux: un viaggio senza ritorno

Mentre oggi impaginavo la rubrica “Il mio desktop” di Full Circle Magazine n. 25, ho letto con piacere questo intervento di Alex, ex-utente Mac e oggi amante di Linux. Ecco come esprime la soddisfazione della sua scelta:

I was a Mac user for years before deciding some months ago that I wanted to try something new like Ubuntu. So I got a cheap second-hand laptop (dual core 1.60, X3100 graphics card, 2 GB RAM) and tried various Linux distributions before deciding my favorite desktop was Gnome, and my favorite distro was Ubuntu – thanks to its great forums. So I’m perhaps one of the few people switching from Mac to Linux, but I surely hope it’ll start happening more and more. Gnome is a great desktop: Very stable, fast and flexible, and the more you use a free system the more you realize why you cannot go back. Now I do everything with my humble laptop: Watch movies; use Inkscape along with a graphic tablet; and I love GIMP, OpenOffice, and so on. I’ll never look back!

così tradotto dal Gruppo FCM:

Sono stato un utente Mac per anni prima di decidere, alcuni mesi fa, di voler provare qualcosa di nuovo come Ubuntu. Così ho comprato un portatile di seconda mano (dual core 1.6, scheda video X1300, 2 Gb di RAM) e ho provato diverse distribuzioni Linux prima di decidere che il mio desktop preferito fosse Gnome e la mia distribuzione favorita fosse Ubuntu (grazie anche ai suoi magnifici forum). Sono forse una delle poche persone a passare da Mac a Linux, ma voglio sperare che questo accada sempre più. Gnome è un gran desktop: molto stabile, veloce e flessibile e più utilizzerete un sistema libero più comprenderete che non potete tornare indietro. Oggi faccio di tutto con il mio modesto portatile: guardo i film, uso Inkscape con la tavoletta grafica e amo GIMP, OpenOffice e via dicendo. Non tornerò mai indietro!

È interessante il fatto che a scrivere queste parole sia un utente che usava il sistema della Mela.

Nautilus: bug in Jaunty?

nautilusSin da quando ho aggiornato a Jaunty mi sono accorto di un comportamento strano di cui non riesco a trovare la causa e per questo mi appare come un bug. Niente di grave, solo un po’ di fastidio. Cerco di spiegarlo in poche parole.

Io sono un fanatico della home come desktop e dell’utilizzo delle cartelle in modalità spaziale. In queste due condizioni, che uso praticamente da sempre, Nautilus non sposta un elemento da una cartella, che sta sulla home, alla home (che ora fa da desktop) ma ne fa una copia. Vale a dire, se voglio spostare un file da una sottocartella della home verso la home stessa, questo file viene copiato e non spostato, come ci si aspetterebbe.

Il 20 aprile di quest’anno segnalai il bug su Launchpad e, dopo una breve discussione, fu chiesto di segnalarlo su Gnome. Oggi ho approfittato di un attimo per farlo e l’ho segnalato anche su Bugzilla. Prima di farlo, però, ho messo sottosopra la mia home per tentare di capire chi potesse generare questo strano comportamento: ho pensato anche a una errata impostazione nel file ~/.config/user-dirs.dirs, ma non sembrerebbe essere lì. Non trovando nulla e con tutti i dubbi del caso, ho aperto la segnalazione anche su Gnome.

Sarebbe davvero gradito se qualcuno volesse provare a riprodurre i pochissimi passi e farmi sapere cosa ottiene.

Condizioni per riprodurre il comportamento

Poche e semplici le condizioni per farlo. Potete provarlo su una macchina virtuale o su un altro PC oppure createvi un utente provvisorio. Ecco comunque i passi:

  1. Aprite gconf-editor e andate su Apps > Nautilus > Preferences e mettete il segno di spunta su desktop_is_home_dir (condizione n. 1).
  2. Aprite una cartella qualunque sulla scrivania e andate su Modifica > Preferenze e nella scheda Comportamento disabilitate la voce “Aprire sempre in finestre di esplorazione” (condizione n. 2).
  3. Uscite dalla sessione e riloggatevi.
  4. Aprite una cartella contenente dei file e cercate di spostarne uno sulla scrivania (che ora è la vostra home).
  5. Il file dovrebbe essere spostato invece che copiato.

Grazie a chiunque voglia segnalarmi i risultati ottenuti.

Note
Update. Un aggiornamento che io credo sia in qualche modo collegato a questo “bug”. Un’altra funzione che uso è quella del colorare lo sfondo di alcune cartelle. Mi sono accorto che, volendo cambiare il colore di una nuova cartella, non riesco a farlo più: il pattern o box colorato mi torna indietro. Se invece lo trascino sulla scrivania o su altri elementi, appare il “+” (ed in effetti se lo trascino sulla scrivania, questa si colora). Ho provato su un account di test e lo faccio come sempre. Idee dopo questo update?

Jaunty Pride

Ecco come su Jaunty si presenta il mio desktop Gnome in tutto il suo splendore:

desktop_20090425

Non ho molto da dire, se non che lo sto testando da due mesi e ci lavoro benissimo. È, credo, l’unico desktop scuro che mi abbia convinto in pieno.

Il tema è Dust nella versione Bordered, vale a dire con uno spessore dei bordi delle finestre maggiore (fig. 4) per consentire un più facile ridimensionamento. Il tema Dust lo trovate già su Jaunty, ma la variante Bordered va installata a parte e potete prelevarla dal progetto su Launchpad (la variante è inclusa nel pacchetto -extras).

Il tema delle icone è Gnome-Colors, nella variante Human. È distribuito in 4 colori differenti, tutti molto belli e usabili, e lo trovate su gnome-look.org. Piacevole il fatto che sono specificate icone diverse per file di testo diversi (testo puro, php, diff e altri).

Il font utilizzato per tutto l’ambiente desktop è il Droid, che trovate nei repository e che nel mio sistema sta sostituendo egregiamente il Lucida Grande, altrettanto bello e pulito. Droid è stato disegnato specificamente per lo schermo e in particolare per i palmari della piattaforma Android, sui quali garantisce un’ottima leggibilità. Maggiori dettagli nel comunicato stampa di Ascender Corporation.

Lo sfondo, infine, si chiama Ubuntu Meta, che si intona a pennello nel contesto.

[update] Ho cambiato lo sfondo con questo, di cui ho fatto anche una versione in 4:3.

Ecco alcune immagini.

Unica pecca è la parte alta delle finestre quando queste non sono in primo piano: il contrasto è veramente poco e a volte faccio fatica a trovare l’icona giusta per minimizzare o chiudere una finestra.

Unire più PDF in un unico documento

Come unire più file PDF in un unico documento PDF.

Informazioni
Se vuoi informazioni più dettagliate sulla gestione dei PDF, leggi l’articolo Modificare un file PDF.

acrobatOggi mi sono dovuto unire più PDF in un unico documento. Immaginavo che con Ghostscript fosse già possibile fare questa semplice operazione e così in effetti è. :) Ma ho pensato anche che non fosse l’unico modo: infatti ecco cosa ho trovato.

Con Ghostscript

Una rapidissima ricerca mi ha restituito:

gs -dNOPAUSE -sDEVICE=pdfwrite -sOUTPUTFILE=report-full.pdf -dBATCH *.pdf

dove report-full.pdf è il nome del documento finale e *.pdf sono tutti i PDF da unire. Se invece volete o dovete specificare i nomi dei file, mettete 1.pdf 2.pdf 3.pdf e così via al posto di *.pdf.
Fonte: Ubuntuforums.org

Con PDF Toolkit

È possibile fare la stessa operazione con PDF Toolkit, che probabilmente dovrete installare a parte. Fatelo col solito comando:

sudo apt-get install pdftk

e quindi da terminale:

pdftk *.pdf cat output report.pdf

*.pdf può essere sostituito da 1.pdf 2.pdf 3.pdf, come detto per il caso precedente.
Fonte: PDF Toolkit

Se si vuole usare un’interfaccia grafica, si può usare PDF Editor (che a me non piace e che trovate nei repository ufficiali) oppure uno script per Nautilus o le Nautilus Actions (che a me piacciono di più di PDF Editor, del quale sono anche più veloci se vi capita spesso di unire più PDF).

Con nautilus-script

Incollare questo testo in un file, chiamarlo unisci-pdf, renderlo eseguibile e spostarlo in ~/.gnome2/nautilus-scripts

#!/bin/bash
ifs=$IFS
IFS='\
'
PDFARGUMENTS=""
fpaths=`echo "$NAUTILUS_SCRIPT_SELECTED_FILE_PATHS" | sort`
for file in $fpaths
do
  if [ -f "$file" ]; then
	base=${file%.*}
	ext=${file##*.}
	if [ "$ext" == "pdf" ]; then
	    PDFARGUMENTS="$PDFARGUMENTS \"$file\""
	    pdfdir=`dirname "$file"`
	fi
  fi
done

szSavePath=$(zenity --file-selection --save --confirm-overwrite);echo "$szSavePath"

if [ -n "$PDFARGUMENTS" ]; then
    eval pdftk "$PDFARGUMENTS" cat output "$szSavePath"
fi
IFS=$ifs

Installatevi quindi pdftk da Synaptic o da terminale:

sudo apt-get install pdftk

Ora, se fate clic destro su una serie di PDF e poi clic su Script/unisci-pdf vi vedrete i vostri PDF uniti in un unico documento.
Fonte: Dylanblog.com

Con Nautilus Actions

Se si preferisce usare le azioni di Nautilus, anche in questo caso va installato pdftk e quindi le nautilus-actions:

sudo apt-get install pdftk nautilus-actions

Infine scaricatevi questo file, contenente il file XML con le istruzioni, decomprimetelo e importatelo nel configuratore delle azioni che trovate in Sistema / Preferenze / Configurazione azioni di Nautilus:

Unisci PDF

Una volta importata l’azione, uscite dalla sessione e riloggatevi. Selezionate i PDF da unire e vi troverete con un nuovo file di nome pdf-unito.pdf. Potete modificare il nome dal configuratore, se questo non vi piace.