Guida illustrata per installare Ubuntu

Ricevo e pubblico molto volentieri questa segnalazione del Prof. Antonio Cantaro, autore di una nuova guida illustrata per l’installazione passo passo di Ubuntu:

Installare Ubuntu è cosa semplice e veloce. I pochi passi necessari sono mostrati dalla guida in modo chiaro e con tutte le schermate illustrative che vi si presenteranno al computer durante l’installazione. Si è pure indicato il modo con cui procurarsi Ubuntu, come ottenete un CD o pen-drive avviabili e come lanciare il sistema operativo in modalità live. La guida, libera e gratuita, è stata scritta con semplicità d’esposizione e molta chiarezza, per essere alla portata di tutti, anche di chi è alle prime armi.

Davvero alla portata di tutti.

Conoscere la data di creazione di un file in GNU/Linux

Scovare la data di creazione di un file in GNU/Linux non è proprio semplicissimo. Vediamo come si può fare.

Questo post non sarebbe mai nato se non fosse stato per Lorenzo, che si è trovato davanti alla necessità di risalire alla data di creazione di un file. E si è accorto che questo dato non è di immediata reperibilità. Vista l’importanza di quel suo post, mi sembra giusto darne ulteriore visibilità.
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Cambiare i permessi a file e directory ricorsivamente

Abbiamo mille file e cento cartelle cui dobbiamo cambiare i permessi? Ecco come farlo senza difficoltà col terminale.

Con l’operazione effettuata ieri, ho guadagnato un sacco di spazio dove poter mettere una serie complessa (ma rigorosamente ordinata) di directory e file. Questa serie l’ho prelevata da un vecchio backup su un disco fisso esterno e tutti i permessi erano in 777. Di ripristinare da GUI i permessi corretti non se ne parlava proprio (sono diventato molto pigro, ultimamente…) per cui mi sono cercato il modo per farlo da terminale.

I permessi dovevano essere 755 per le directory e 644 per i file. Il comando

chmod 755 -R *

non fa distinzione tra file e directory e cambia indistintamente i permessi a ogni cosa; neanche la sintassi

chmod 644 -R *.txt

ci aiuta perché si ferma solo alla directory dove viene eseguito. Probabilmente con una pipe si potrebbe fare, ma non ho approfondito 1.

Il comando che mi ha aiutato in una frazione di secondo è find (da GUI avrei impiegato qualche ora). Nelle pagine di manuale addirittura è riportato espressamente il comando che serve in questo caso:

find . -type f -exec file '{}' ';'

che nel mio caso diventa

find . -type f -exec chmod 644 '{}' ';'

Vediamo di capire cosa stiamo dicendo al sistema:

trovami (find) in questa directory (.) 2 tutti gli oggetti di tipo file (-type f) quindi esegui il comando (-exec) chmod 644 a ciò che hai trovato ('{}' ';') 3.

Per le directory il comando cambia in questo modo:

find . -type d -exec chmod 755 '{}' ';'

Io rimango sempre meravigliato della potenza del terminale, non so voi…

Note

  1. Magari Shaytan di Linux e dintorni ci saprebbe dire di più
  2. E find va anche nelle sottodirectory.
  3. Da notare le virgolette singole che forzano il sistema a non interpretare quei simboli come punteggiatura. Il punto e virgola finale chiude gli argomenti per il comando eseguito (MARKDOWN_HASH417e248f80c35ca0d471575a5fb951f5MARKDOWN_HASH). Si potrebbe usare al posto delle virgolette anche il backslash, per cui il comando verrebbe:
    find . -type f -exec chmod 644 \{\} \;
    Come mi aspettavo, alcuni lettori del blog hanno inviato nei commenti altri metodi per fare la stessa cosa. Li riporto qui e li ringrazio per il prezioso contributo:

    • fazen suggerisce:
      find . -type f -print0 | xargs -0 chmod 644
      find . -type d -print0 | xargs -0 chmod 755
    • CDF suggerisce:
      chmod -R a=rw,go=r,+X .

Gparted rocks (co-starring Dire Straits)

Mentre avevo i Dire Straits a distrarmi durante l’operazione col loro album Love Over Gold, oggi ho ridimensionato le partizioni del mio laptop su cui per cause di forza maggiore devo tenere anche sVista. La mia home cominciava a starmi stretta e dovevo darle un po’ di aria. Confortato dalla mia precedente esperienza, mi sono deciso a fare questa operazione di spostamento e ridimensionamento, ma a una condizione: non m’andava di fare il backup! Sbagliato, lo so, ma confidavo pienamente nella potenza del mio sistema Linux.

Tutta l’operazione è durata un’ora e mezza esatta: ridimensionamento della partizione Documenti di Windows; spostamento della partizione di sistema di Linux e spostamento con ridimensionamento della partizione home. In tutto questo Gparted non ha fatto una grinza e, come scrissi a suo tempo, “si è mostrato solido come la roccia”.

Se avete necessità di rivedere le vostre partizioni, confidate in Gparted: infilate il CD e partite. Previo backup, comunque! :D

Aggiornare i driver Ati proprietari

Ho parlato più volte sull’installazione dei driver Ati in questo blog e basta guardare il tag “Ati” per leggere cosa ho scritto. In poche parole, ho sempre seguito ciò che l’Unofficial Wiki for the ATI Linux Driver pubblica come “Metodo 2“, cioè una installazione manuale e più impegnativa di questi driver.

Da un paio di volte aggiorno i driver semplicemente avviando l’eseguibile scaricato dal sito ufficiale e mi ritrovo coi driver perfettamente funzionanti e senza tanta fatica. Ho cambiato sistema dopo aver letto quanto Divilinux scrive, ad esempio, qua. In sostanza, eseguo questi passaggi:

  • messa in blacklist dei driver (solo la prima volta che ho seguito questo metodo)
  • avvio dell’installer
  • riscrittura del file xorg.conf con
    sudo aticonfig --initial -f
  • rigenerazione della lista dei moduli e caricamento di fglrx con
    sudo depmod -ae
    sudo modprobe fglrx
  • riavvio del sistema.

Si tratta veramente di pochissimi passaggi e molto semplici. Più facile di così!

Note
Fatevi un backup del file etc/X11/xorg.conf prima di effettuare l’aggiornamento.

Come sfogliare la cronologia dei comandi da terminale

Stanchi di ripetere lunghe sequenze di comandi da terminale o di ricordarle a memoria o di prelevare delle vostre note sul desktop? Ecco come farvi aiutare facilmente dal potente terminale.

Tutti certamente sappiamo che per sfogliare gli ultimi comandi da terminale basta premere la freccia in su per ritrovarceli nuovamente pronti per essere lanciati. Ma oltre a questo, possiamo chiedere di più. Infatti, se vogliamo riprendere un comando specifico che abbiamo dato tempo fa, possiamo farlo con estrema facilità. Ad esempio, se un mese fa avevamo dato questo complesso comando:

bzr push bzr+ssh://utente@bazaar.launchpad.net/~utente/progetto/branch

possiamo richiamarlo immediatamente digitando solo

bzr push

e premere PagUp: il terminale vi farà scorrere la lista dei comandi che cominciano per bzr push.

Per compiere questa magia, è sufficiente editare il file /etc/inputrc e modificare una riga:

sudo nano /etc/inputrc

Scorrete in basso fino a trovare il seguente blocco (siamo alle righe 40-42):

# alternate mappings for "page up" and "page down" to search the history
#"\e[5~": history-search-backward
#"\e[6~": history-search-forward

Togliete il commento alle righe 41 e 42 (cioè il carattere #) e salvate con CTRL+O e uscite con CTRL+X.

Chiudete il terminale e riapritelo. Provate ora a digitare una sequenza che avete già fatto, ad esempio:

sudo apt

e premete il tasto PagUp. Scorrerete così solo la cronologia che comincia con sudo apt.

A me risulta estremamente utile e fa risparmiare tempo e meningi. :)
Un piccolo video per vedere in atto le operazioni:

Photo courtesy: fallsroad, boot, CC by-nc-nd.

Gestire le partizioni in Ubuntu

In un post soltanto i comandi da terminale per formattare, etichettare, montare partizioni Ext2/Ext3, NTFS, Fat32. Ed infine come riparare partizioni Ext2/Ext3 e montare una ISO.

Ho già scritto più volte su come gestire i propri dispositivi e le proprie partizioni: basta dare un’occhiata al tag “Hard-disk”. È da tempo, però, che volevo annotarmi qui, secondo lo stile tipico di Ubuntu block notes, tutto ciò tengo nelle mie note personali sul desktop. Una sorta di guida rapida ai comandi da terminale per formattazione, etichettatura, montaggio, informazioni e riparazione delle partizioni dei dischi fissi. Sperando che l’articolo, pur non essendo completo, vi sia utile lo stesso.

Per eseguire alcune di queste operazioni, come la formattazione ad esempio, potete usare Gparted che trovate nei repository ufficiali. Ma non tutte, appunto, possono essere eseguite da interfaccia grafica. Tramite il terminale avete tutte le possibilità di intervento relativamente alle partizioni dei vostri dischi fissi. Annotatevele, magari in un post-it di Tomboy, per averle sempre a portata di mano.
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Hardy e i freeze di sistema: risolto?

Nel tentativo di isolare la causa dei blocchi che subisce la mia adorata Ubuntu box, ho praticamente provato di tutto. L’ultimo tentativo riguardava l’aggiunta di tre opzioni nella riga di avvio del kernel da usare. Fatto sta che neanche questa sembra essere la soluzione al problema.

Infatti, quando ho aggiunto queste opzioni, non avevo notato che poco prima avevo dovuto staccare, per altre esigenze, la parte frontale esterna di un lettore di card multiplo su USB 1. Per cui, contento di aver raggiunto un risultato, ritenevo che con quelle opzioni il problema fosse risolto. Ma, quando alcuni giorni dopo mi sono accorto che avevo staccato il moltiplicatore, sono rimasto di sale: subito ho pensato che la causa poteva anche essere il settore USB del sistema.

Tolgo, dunque, quelle opzioni dall’avvio del kernel e tengo scollegato il lettore USB di card (solo la parte esterna). Da una settimana circa il sistema, senza quelle opzioni e senza il lettore esterno frontale, è ancora stabile.

Ora, senza fanfare e senza dire di aver trovato un bel niente, è ovvio associare i blocchi alla gestione del sistema USB. Che ci sia un problema in questo?

Photo courtesy: Johnny, CC by-nc.

Note

  1. Si tratta, precisamente, di una scheda Sitecom PCI che fornisce 4 porte USB 2.0 supplementari sul retro del PC. Se lo si vuole, si può collegare internamente, tramite un normale connettore USB fornito in dotazione, un lettore multiplo di memory card e altre 3 porte USB aggiuntive: questa parte la si monta sul lato frontale del PC in un alloggiamento da 5,25″. La parte “incriminata” è proprio questa parte esterna del dispositivo.

Hardy e i freeze di sistema

Ero incerto se scrivere queste righe per comunicarvi un aggiornamento sulla mia situazione circa i blocchi di sistema che mi accadono su Hardy, come vi avevo detto qui. Ma poi ho deciso di comunicarvi lo stesso quella che sembra essere una momentanea “pezza” al problema. Vi ricordo che con nessun altro sistema operativo soffro di questi problemi: né con la stabilissima Debian Etch, che sto avendo il privilegio (!) di provare, né con l’instabilissimo Windows XP SP2. Non sembrerebbe un problema hardware (pareva essere un problema di RAM, come vi dicevo qui e qui, ma ho avuto risultati contrastanti), ma software. I blocchi ormai erano arrivati anche a 7-8 al giorno, e pure appena acceso il PC e mentre dunque era ancora freddo. In ogni caso non sono il solo a soffrirne.

Cercando qua e là ho trovato questo thread su Ubuntu Forums e ho provato il suggerimento proposto. In sostanza l’autore propone di aggiungere alcune opzioni alla riga di avvio del kernel nel file /boot/grub/menu.lst:

highres=off nohz=off irqpoll

Ho inserito le opzioni ieri e fino a questo momento nessun problema. Ho provato a mettere sotto stress il PC con quello che potevo: non sono riuscito a farlo impallare. Tutto funziona benissimo. Caspita, una volta tanto che volevo farlo bloccare non si blocca! :D

Non è ancora detta l’ultima parola: vi terrò aggiornati se il sistema avrà ancora problemi. E in ogni caso, se si fosse individuato in questo il problema, la soluzione proposta è davvero temporanea. C’è una segnalazione aperta su Launchpad: chi vuole può seguire anche da là l’evolversi della situazione.

Test della RAM /2

Ho appena eseguito il test della RAM sui singoli banchi con questo risultato:

  • banco da 256 MB: OK
  • banco da 256 MB: OK
  • banco da 512 MB: OK

Caspita, vanno bene! Riprovo a metterli tutti e tre e rifaccio il test: ERRORE!

Ecco allora: i banchi non sono difettosi, ma incompatibili fra di loro. Sono di ben 3 marche differenti. E questa situazione me la porto dietro dal 2001. È esatto quello che penso?

E io che avevo dubitato della povera Hardy Heron! -.-‘